Cormet de Roselend

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La pausa mi ha fatto davvero bene. Ho perso quasi un giorno sulla tabella di marcia, e allora? Non devo mai dimenticare che questa è la mia vacanza e che le vacanze servono anche per uscire dallo stress quotidiano! In realtà non ho perso un bel niente, anzi, ho guadagnato una bella serata a Beaufort che non mi sarei potuto concedere, se non avessi deciso di fermarmi.

Fatta colazione recupero la bici e, mentre sto caricando lo zaino sul portapacchi, mi si avvicina un ciclista con le tempie imbiancate. È un pensionato francese che sta imparando l’italiano perché è da sempre innamorato della nostra lingua e della nostra cultura. Ha voglia di fare quattro chiacchiere e mi racconta che anche lui sta facendo la Route de Grands Alpes con un amico. Ha una bici da corsa riadattata e mi spiega che lui ha messo una borsa sul manubrio per distribuire meglio il peso. Quando gli dico quanti chili mi porto in giro, non riesce a credere alle sue orecchie. „Siamo pari. Tu hai qualche anno in più e io più peso!“. Ci salutiamo così.

Oggi mi aspetta il Roselend, una salita di quasi 20 km senza grandi pendenze. Prima di fare programmi, devo testare la condizione e capire se mi sono ripreso. 

La strada inizia subito a salire e, appena uscito dal paese, mi ritrovo a prendere quota in mezzo al bosco. La temperatura è piacevole ed un bellissimo sole estivo mi mette subito di buon umore. Sto bene e la gamba risponde. Ma sono completamente all’oscuro di ciò che mi attende. 

Arriva quasi all’improvviso ed ha l’effetto di un’improvvisa folata di vento che ti investe senza che nemmeno te ne accorgi. È il Lac de Roselend. L’avevo visto sulla cartina, ma non potevo immaginare che sarebbe stato amore a prima vista. Il cielo azzurro, le montagne che lo circondano, il colore delle acque! Rimango senza fiato. Non avevo in programma una pausa e, alla fine, rimango più di un’ora ad ammirare uno spettacolo meraviglioso. 

Devo proseguire ma non riesco a prendere commiato da questo luogo incantato. Mi invento persino un certo languirono e mi siedo nel giardino di un chiosco dove ordino un panino. Dietro il balcone c’é una mamma con suo figlio e in qualche modo, con la loro semplicità, sono in perfetta simbiosi con questo angolo di terra dove chiunque riuscirebbe a trovare la pace dei sensi. 

Come farò a trovare la forza di ripartire? Semplice, basta l’arrivo di un bus di turisti. Scendono una cinquantina di persone e l’incanto si infrange in un battibaleno. Devo scappare immediatamente, prima di offuscare il meraviglioso ricordo di quel luogo incantato. 

E mentre salgo in mezzo al verde mi allontano da un lago che rimarrà per sempre impresso nella mia memoria. 

A Bourg Saint-Maurice ritrovo il pensionato francese che impara l’italiano. È comodamente seduto in un ristorante del centro. Mi invita a prendere posto e gli racconto che ho in programma di arrivare a Tignes, sono meno di 25 km. „Ma sono tutti in salita“ mi dice. Preso dalla bellezza del Lac de Roselend, mi ero scordato che in effetti mi aspettano quasi 900 metri di dislivello. Meglio interrompere educatamente la conversazione e rimettersi in sella.

Fortunatamente il navigatore mi porta su un sentiero secondario che affianca la strada principale che porta a Val d’Isère. Le pendenze non sono impegnative la ma velocità è ridotta e vedo arrivare delle nuvole minacciose.

A meno di 8 km da Tignes, non sta piovendo ma appena vedo una tettoia decido di fermarmi. Tempo 5 minuti e si scatena l’inferno: pioggia, grandine e raffiche di vento. Sono convinto che ce ne siamo dimenticati o semplicemente non siamo più allenati, ma anche noi uomini, come gli animali, abbiamo un sesto senso che ci avvisa quando è il caso di mettersi al riparo da un temporale. La temperatura cala e devo mettere la giacca ma dopo mezz’ora le nubi si aprono e torna a splendere il sole. 

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