Lo Zoncolan, il Kaiser

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Da tempo lo avevo messo nel mirino ma che fatica!

Strada asfaltata e quindi niente moutain bike bensì una più agile bici da corsa. Una salita che non da respiro che diventa “umana”solo nella seconda parte. Il problema è che sono partito troppo tardi, convinto che si trattasse di un percorso in mezzo al bosco e quindi ombreggiato. La strada inizia ad inerpicarsi quando risuonano dodici tocchi di campana. I primi km sono tutti al sole e le temperature rendono ancora più pesanti le pendenze.

Un amico mi ha chiesto se ho messo il piede terra. Uno? Tutti e due! Non sono un atleta e quindi le pause sono necessarie anche se arrivato in quota ed in una zona d’ombra, capisco subito che il caldo fa più male dei tornanti.

Niente paura il profilo non è cambiato. È che il mio compagno di viaggio è in difficoltà e quando arrivo in cima me lo sono perso. Cosa fare? Dopo essermi sgolato due bottigliette d’acqua, decido di tornare verso Ovaro. Il mio amico è a 4 km dalla vetta e non posso non fargli compagnia. Lo incoraggio dicendogli che l’ultima parte della salita non è poi così dura….. tralasciando, ovviamente, qualche dettaglio!

Lo Zoncolan non è stato rivisitato, è che la fatica ha lasciato spazio all’altruismo ed ecco spiegato il profilo anomalo che si vede qui sopra.

La discesa è una lotta contro le nuvole che si stanno avvicinando minacciose. Giù a tutta verso la base di Enemonzo. Anziché fare le strade secondarie percorse all’andata, prendiamo la provinciale che ad un certo punto ci consente di immetterci su una ciclabile lungo il fiume.

Il pericolo di pioggia ci fa azionare il turbo nonostante la fatica accumulata sullo Zoncolan. Giove Pluvio ha però pietà di noi e ci permette di caricare le bici in macchina. Chiudiamo le porte ed iniziano a cadere le prime gocce!

Siamo stanchi, ma resta il ricordo della piccola impresa compiuta e…… iniziamo quasi subito a programmare la prossima salita!!

Ich hatte den Zoncolan längst ins Visier genommen, aber was für ein Kampf!

Asphaltierte Straße und damit kein Mountainbike, sondern ein agileres Rennrad. Ein teuflischer Aufstieg, der erst im zweiten Teil “menschlich” wird.  Und als ob das nicht genug wäre, bin ich zu spät gestartet. Ich war davon überzeugt, dass der Weg mitten im Wald wäre und im Schatten läge. Falsche Eischätzung! 

Punkt um 12 Uhr bin am Anfang des Anstiegs. Die ersten Kilometer fahre ich in der prallen Sonne und die Temperaturen machen die Steigung noch schwerer. 

Ein Freund fragte mich, ob ich meinen Fuß aufgesetzt hätte. Einen? Beide! Ich bin kein Athlet und so sind die Pausen notwendig. Aber wenn ich die Höhe erreiche und es schattig wird, it es mir sofort klar, dass die Hitze mehr weh tut als die Kehren. 

Keine Sorge, das Profil hat sich nicht geändert. Es ist so, dass mein Reisebegleiter in Schwierigkeiten steckte und als ich oben ankam, war ich allein. Und jetzt? Nachdem ich zwei Flaschen Wasser getrunken habe, beschließe ich, nach Ovaro zurückzukehren. Mein Kumpel ist noch 4 km vom Gipfel entfernt und ich kann nicht anders, als ihm Gesellschaft zu leisten. Ich ermutige ihn, indem ich ihm sage, dass der letzte Teil des Aufstiegs nicht so schwer ist……… natürlich verberge ein paar Details!

Der Zoncolan hat sich also nicht verändert: das Altruismus hat die Müdigkeit besiegt und das erklärt das oben abgebildetes Profil.

Die Abfahrt ist ein Kampf gegen die Wolken, die sich bedrohlich annähern. Also fahren wir  ziemlich flott Richtung Enemonzo. Anstatt die Nebenstraßen zu nehmen, die wir auf dem Hinweg befahren haben, nehmen wir die Landesstraße, die es uns ermöglicht, einen Fahrradweg entlang des Flusses zu fahren. 

Die Regengefahr lässt uns trotz der Müdigkeit, die sich auf dem Zoncolan angesammelt hat, den Turbo einschalten. Petrus hat Mitleid mit uns und wir haben noch Zeit die Räder ins Auto zu laden. Wir schließen die Türen und die ersten Tropfen fallen! 

Wir sind müde, aber wir beschäftigen uns nur mit unserem Abenteuer bis……… wir beginnen mit der Planung des nächsten Anstiegs!

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