Passo del rombo – Timmelsjoch

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Il Passo del Rombo vale da solo una tappa. In realtà avrei dovuto fare un giorno di riposo forzato visto che il meteo non sembrava lasciare scampo. Ieri sera, dopo aver consultato tutti i siti possibili immaginabili, mi ero rassegnato a rimandare la scalata di uno dei passi che, da tempo, avevo messo nel mirino. Sono alloggiato al Tirolerhof e la mia stanza si affaccia sul Passirio che scorre quasi sotto il mio balcone. Con il fruscio del fiume che invadeva la mia stanza, ho chiuso subito gli occhi e ho dormito come un ghiro. Fatta colazione, torno in camera e vedo che le nubi non sono poi così minacciose. Vado all’ufficio turistico e chiedo se esiste una pagina segreta dove poter trovare delle previsioni affidabili. Sono molto cortesi e mi dicono che le piogge sono attese a partire dalle 13. Il radar mostra che a ovest di San Leonardo non ci sono perturbazioni e, visto che il brutto tempo arriva quasi sempre da Occidente, mi faccio coraggio e decido di partire. Sono le 9,30 e mi aspettano 29 km di salita. Anche oggi ho il vantaggio di poter lasciare lo zaino in albergo e la differenza si sente già sulle prime rampe che iniziano alla fine del paese. Si può salire anche per la vecchia provinciale, ma si allunga e, a Moso, dopo circa 7 km, si deve comunque andare sulla statale 44 bis: tanto vale prenderla subito.

Der Timmelsjoch ist eine Etappe wert und einer der Pässe, die ich seit einiger Zeit ins Visier genommen hatte.. Eigentlich hätte ich wetterbedingt einen Tag Zwangsruhe einlegen müssen. Gestern Abend habe ich alle möglichen Wettervorhersagen geschaut und dann mich  damit abgefunden, dass ich doch den Anstieg verschieben muss. Ich wohne im Tirolerhof und mein Zimmer hat den Blick auf den Passer, der fast unter meinem Balkon fliesst. Das Rascheln des Flusses lässt mich sofort in einem Tiefschlaf gefallen. Nach dem Frühstück gehe ich zurück ins Zimmer und die Wolken sind nicht so bedrohlich wie vorher. Ich gehe zum Tourismusbüro und frage, ob es eine “Geheim-Internetseite” gibt, auf der ich zuverlässige Wetterprognose finden kann. Die Damen sind sehr freundlich und prüfen die Wetterlage. Das Radar zeigte wenig gefährliche Regenwolken westlich von St. Leonhard und, da das schlechte Wetter fast immer aus dem Westen kommt, will doch gleich losfahren. Es ist 9.30 Uhr und 29 Km bergauf warten auf mich! Heute habe ich den Vorteil, meinen Rucksack im Hotel lassen zu können und der Unterschied ist bereits auf den ersten Rampen zu spüren. Man könnte auch die alte Straße hinauffahren, aber die Strecke wäre somit länger und in Moos, nach ca. 7 Km, muss man sowieso auf die Landesstraße „44 bis“ fahren. Also nehme ich gleich die neue Straße.

Il tempo incerto e le nuvole basse, tengono lontane le masse e mi ritrovo a salire quasi in solitaria. Nessun ciclista nei paraggi e, dopo 4 km, arrivano le prime asperità. Ad un certo punto mi supera un trenino formato da una decina di Porsche, seguito da quattro moto che mi affiancano proprio nel bel mezzo di una galleria. Il rumore è assordante ma, per fortuna, dura solo qualche secondo. Dopo circa 15 km inizia un falsopiano di quasi 4 km dove posso riposare e fare un po’ di velocità, fino ad un ponticello che mi obbliga a svoltare a sinistra. Da qui inizia il tratto più duro anche perché mancano ancora una decina di chilometri alla vetta. Man mano che si sale, il bosco lascia il posto a rocce e pascoli. Ormai sono nel bel mezzo delle serpentine più famose. Nel guardarle dall’alto fanno una certa impressione e viene quasi da chiedersi: “Le ho fatte veramente?”.

Die instabile Wetterlage und die niedrigen Wolken, halten die Leute fern und ich bin fast allein unterwegs. Kein Radfahrer und nach 4 Km wird die Steigung schwerer. Ich werde von einem Dutzend Porsche überholt, gefolgt von vier Motorrädern, die mitten in einem Tunnel an mir vorbeifahren. Das Geräusch ist ohrenbetäubend, aber zum Glück dauert es nur wenige Sekunden. Nach ca. 15 Km erreiche ich ein fast 4 km langes Plateau, auf dem ich mich ausruhen und etwas Tempo machen kann. Nach der Brücke wird die Steigung härter und es fehlen noch etwa zehn Kilometer bis zum Gipfel. Der Wald wird durch Felsen und Weiden ersetzt. Hier beginnen die berühmtesten Kehren. Wenn man sie von oben betrachtet, sind sie richtig eindrucksvoll und man fragt sich: “Habe ich das wirklich geschafft?”.

A 2 km dalla vetta inizia a piovere. Finora ero salito in maniche corte, perché sotto sforzo, anche sopra i 2 mila metri, la temperatura la si sente solo quando è troppo alta. Indosso le mantelline ed pantaloncini idrorepellenti ma la pioggia diventa sempre più forte. Arrivo alla galleria di circa 500 metri e, in via del tutto eccezionale, me ne rallegro: la strada diventa pianeggiante e si può pedalare all’asciutto. Ormai è fatta perché l’ultimo chilometro è in falso piano.

2 km vom Gipfel fängt es zu regnen an. Bisher habe ich ein kurzärmliches Trikot getragen, selbst in Höhenlagen über 2.000 Meter. Ich ziehe die Regenklamotten an, aber der Regen wird immer stärker. Ich erreiche einen 500 Metern langen Tunnel und ausnahmsweise freue mich: Die Strecke ist flach und ich kann im trocken fahren. Geschafft! Der letzte Kilometer liegt auf einer Ebene. 

Un gruppo di motociclisti tedeschi mi da il benvenuto sotto al monumento trasformato in un riparo d’emergenza e mi fanno la foto di rito. Sono felice di avercela fatta ed in un attimo dimentico il maltempo e le 14 gallerie, che sono in realtà 28 visto c’è anche il ritorno. Meglio mettersi subito in marcia senza andare a cercare il rifugio. Decido di cambiarmi all’aperto, tanto, dopo una fatica simile, si può rimanere qualche secondo a petto nudo anche a 2.500 metri e con un tempo da cani! Dopo meno di un chilometro smette di piovere ma, in discesa, il freddo si fa sentire. Il problema sono le scarpe completamente bagnate. Sceso di quota, dove l’aria è meno pungente, decido di mettere in atto la tattica già usata in passato: tolgo le scarpe. Non si deve pedalare e le calze tecniche si asciugano in un battibaleno. 

Eine Gruppe deutscher Motorradfahrer begrüßt mich. Wir schützen uns alle unter dem in eine Notunterkunft verwandelten Denkmal. Ich habe es geschafft und die Freude lässt mir das schlechte Wetter und die 14 Tunnel vergessen. Eigentlich sind es 28 Galerien, da ich zurückfahren muss. Ich will nicht lange warten. Ich ziehe mich um und nach einer solchen Anstrengung kann man auch auf 2.500 Metern und beim Hundewetter ein paar Sekunden mit nackter Oberkörper herumstehen! Nach weniger als einem Kilometer hört es auf zu regnen, aber bergab spürt man die Kälte. Die Schuhe sind völlig nass. Wenn die Temperatur wärmer wird, ziehe ich sie aus. Bergab muss ich nicht in die Pedale treten und die Socken sind schnell trocken.

A circa 7 km da San Leonardo il cielo mi regala un’altra doccia, ma il traguardo è ormai vicino. Il Rombo è una salita molto bella, resa dura da pendenze importanti e da una lunghezza che sembra infinita, ma se devo essere sincero, pensavo fosse più impegnativa. O forse ha ragione il berlinese incontrato ieri: “Più sali e più ti senti in forma. Le gambe si fanno pesanti ma hai come l’impressione che la tua capacità polmonare aumenti”. 

Etwa 7 Km vor St. Leonhard gibt es eine weitere Dusche, aber ich bin fast am Ziel. Der Timmelsjoch ist sehr schön. Ein ewig langer Anstieg mit steilen Hängen, aber wenn ich ehrlich sein muss, hätte ich eine größere Herausforderung vorgestellt. Oder vielleicht hat der Berliner, den ich getroffen habe, einfach Recht: “Je mehr man bergauf fährt, desto fitter fühlt man sich. Die Beine werden schwer, aber du hast den Eindruck, dass deine Lungenkapazität sich vergrößert hat”. 

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