Dordrecht – Anversa

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Prima di rimettermi in viaggio, approfitto del fatto di avere la bici per andare a scoprire quegli angoli di Dordrecht che ieri non ero riuscito a vedere. Il canale e, soprattutto, la cattedrale rivalutano un po’ una cittadina che ieri sera non mi aveva del tutto convinto. Sono da solo e, non essendoci nessuno che possa dare un’occhiata alla bicicletta ed al bagaglio, non riesco a visitare la chiesa. È domenica mattina e la città sembra un deserto. Non trovo neanche una panetteria aperta, tanto vale proseguire.

I primi chilometri sono lungo la Bassa Merwede, uno dei tanti fiumi del bacino del Reno, e mi fanno attraversare la zona portuale. Poi affianco la A16 ed il paesaggio non è molto interessante, fa invece una certa il ponte dell’autostrada con la ciclabile a fianco: evidentemente, quando lo hanno costruito hanno pensato anche alle due ruote. Certo, la balaustra potrebbe essere un po’ più alta, ma non si può avere tutto dalla vita!

Superata Moerdijk sono di nuovo in mezzo alla campagna e mi ritrovo a percorrere diverse stradine secondarie. Ai lati ci sono due corsie per le bici, la cui superficie complessiva è superiore a quella riservata alle automobili. Nel caso in cui due autovetture dovessero transitare contemporaneamente sullo stesso tratto ed incrociarsi, una sarebbe costretta ad attendere il passaggio dell’altra, per non invadere la “bike-zone”. In Olanda comanda il ciclista!

Ho modo di apprezzare una serie di fattorie molto belle e molto curate e, verso le dieci, il cielo inizia ad aprirsi. Per liberarlo dalle nuvole serve il vento. Vi risparmio la domanda: soffia ovviamente in senso contrario….

Quando iniziano a fare capolino i primi viali alberati, arrivo ad Oudenbosch e non riesco a capacitarmi di quello che vedo: una chiesa di San Pietro in miniatura, con tanto di cupolone. Incredibile! Nel bel mezzo della campagna olandese si erge una casa di culto costruita in onore delle Sante Agata e Barbara e circondata, ovviamente, da edifici in mattoni rosso scuro. Sono convinto che non vi hanno costruito davanti piccolo colonnato, solo perché non c’era lo spazio necessario!

Oggi è domenica e durante tutta la giornata ho incrociato diverse bici da corsa. Di solito sono piccoli gruppetti ma a Wouw ne vedo uno formato da una trentina di ciclisti. Indossano tutti la stessa maglia e stanno facendo una breve sosta in un bar. Uomini e donne, giovani ed anziani: è la conferma che il ciclismo è uno sport capace di unire a dispetto di età e condizione.

Prima di arrivare a Bergen op Zoom passo davanti al cimitero di guerra canadese dove riposano 1.119 soldati caduti alla fine della seconda guerra mondiale. La nostra è una generazione davvero fortunata. Non abbiamo dovuto vivere in prima persona lo scoppio delle bombe ed il terrore delle armi ma ci sono stati però dei ragazzi che, nel 1944, sono venuti da molto lontano e sono morti per liberare l’Europa dalla follia nazi-fascista. L’Olanda ha voluto ricordare ed onorare la loro memoria e anch’io mi sento in dovere di dire loro: “Grazie”.

Bergen op Zoom si trova sull’estuario della Schelda, un fiume così largo da sembrare un mare. La piazza principale è stupenda ed il sole ha deciso di renderle omaggio. Imperdibile anche il palazzo dove ha sede il museo Markiezenhof, una meraviglia. Decido di andare a vedere la spiaggia e la passeggiata lungo la riva. Viste le temperature sono pressoché deserte e quindi tanto vale proseguire.

Arrivo a Rutte. Sono sulla strada principale e mi accordo solo per caso che sono al confine con il Belgio. Un cartello piuttosto anonimo da un lato e le bandiere che sventolano dall’altro.

Dopo qualche metro mi sembra di fare un tuffo nel passato. Sono nato anch’io vicino al confine e, quando andavo nell’ex Yugoslavia, avevo sempre l’impressione di passare da un film a colori ad uno in bianco e nero. C’erano meno soldi e meno benessere ed è quello che noto una volta arrivato in Belgio. Le case sono certamente belle ma non così curate come quelle olandesi e poi mancano i fiori. Se me ne sono accorto io, vuole dire che non si tratta di un particolare trascurabile!

Sono in aperta campagna ma mancano meno di 10 km per arrivare ad Anversa. Eccoli i casermoni che non avevo visto ad Amsterdam!

Arrivo nel porto, il secondo d’Europa dopo quello di Rotterdam. Scorgo i primi bar e subito capisco che si tratta di una città molto viva. Proseguo verso il centro storico e scopro una cosa interessante che non conoscevo: il tunnel di Sant’Anna. Venne costruito già negli anni ‘30 per collegare, a piedi ed in bicicletta, l’altra parte della città. Si scende a -31 metri con un ascensore gratuito, prima di percorrere 570 metri in galleria. Un’esperienza davvero particolare.

Anversa è una perla e non trovo le parole per descrivere la bellezza della Grote Markt, dell’enorme cattedrale quasi incastonata nei vicoli del centro storico e della miriade di palazzi antichi del centro storico. Una meta obbligata per chi viene in Belgio.

La sera non può mancare una capatina in una delle “Friture” e mangio quindi le prime patatine fritte di questo viaggio. E la birra? Berla da solo non è il massimo e quindi deve, purtroppo, attendere!

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