In treno – Im Zug

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Esco di casa, trafilato come sempre quando devo prendere il treno. Sembra essere il mio destino, visto che, ogni volta che devo andare in stazione, sono in perenne ritardo. Neanche a farlo apposta l’ascensore ci mette un’infinità ad arrivare e poi, al sesto piano, sale un signore anziano mai visto prima nel palazzo. Mi vede con lo zaino in spalla ed il casco della bici. Poi fa un sorriso e mi chiede: “Va a fare un giro in montagna?”. Eccola, la domanda maligna! “Volevo, ma farà brutto tempo” rispondo un po’ malinconico. “Ma se c’è un sole magnifico” ribatte lui. “Oggi. Ma nei prossimi giorni dovrebbe piovere” sentenzio laconicamente. Inutile spiegargli che volevo andare verso l’Austria e fare il Grossglockner ma se piove e fa fa freddo a valle, in quota si rischia la neve e la chiusura del passo. Meglio non rischiare anche perché siamo a fine agosto ed il meteo detta inevitabilmente la scelta del percorso. E quindi? Amsterdam, sto arrivando!

Solo su alcuni treni dell’alta velocità tedesca si possono portare le bici e devo scegliere un Intercity che fa una tratta più lunga. Un viaggio infinto, meglio spezzarlo in due e quindi oggi mi fermo ad Arnhem, pochi chilometri dopo il confine tedesco.

Salgo in carrozza, completamente ignaro di quello che accadrà nelle prossime ore. Il venerdì pomeriggio il treno è pieno e mi ritrovo in mezzo ad un gruppo di ciclisti austriaci che hanno già finito le lattine di birra! Parlano un dialetto molto stretto e non capisco un granché ma intuisco che vanno fino a Colonia per tornare poi a Salisburgo sulle due ruote. Complimenti!

Nel frattempo salta l’aria condizionata ed il treno inizia a fare ritardo perché due vagoni devono essere evacuati. Poco prima di Coblenza, la valle del Reno mette in mostra tutta la sua bellezza. Una meraviglia: la natura e l’uomo una volta tanto hanno deciso di dipingere insieme un quadro d’autore. Le spettacolari anse del fiume e le colline, che gli fanno da contorno, vengono esaltate dai vigneti e da diverse rocche che dominano la vallata. Resto quasi a bocca aperta ed un paesaggio unico mi aiuta ad addolcire la perdita della coincidenza a Düsseldorf. Una rapida ricerca in internet mi fa capire che sarò ad Arnhem dopo le undici di sera.

Quasi dieci ore di viaggio, ma le ultime due non le scorderò facilmente. Non so dove di preciso, forse a Duisburg, sale uno strano spilungone. C’è poca gente ma si siede ovviamente di fronte a me. Sembra faccia fatica a stare in piedi eppure, dopo essersi scolato un mignon di rum, fa fuori mezza bottiglia di whisky! Il tutto in meno di un’ora. Non posso spostarmi perché devo stare vicino alla bici ma, mezz’ora prima di arrivare, si libera un posto davanti al mio che mi permette di allontanarmi dai fumi alcolici del mio dirimpettaio.

Ora sono seduto vicino ad un inglese sulla sessantina. Mi racconta che scende anche lui ad Arnhem ma, non avendo trovato dove dormire, si deve fare ancora una trentina di chilometri sui pedali. Alle undici di sera! In effetti quando scendiamo, da una controllata al fanale. “”Good luck” mi dice, ma non faccio in tempo a rispondergli che è già sparito!

Io invece sono distrutto. È venerdì sera, c’è tanta gente in giro e la città sembra essere molto interessante ma il mio albergo è proprio di fronte alla stazione ed il letto è l’unica vera opzione…..

Ich verlasse meine Wohnung, in Eile wie immer, wenn ich mit dem Zug fahren muss. Es scheint mein Schicksal zu sein, denn jedes Mal, wenn ich zum Bahnhof muss, bin ich ständig zu spät. Der Aufzug braucht natürlich eine Ewigkeit und dann steigt im sechsten Stock ein alter Mann ein, den ich noch nie zuvor im Hause gesehen hatte. Er schaut den Rucksack den Fahrradhelm an. Dann lächelt er und fragt mich: „Machen Sie eine Tour in den Bergen?”. Da ist sie, die unangenehme Frage! “Ich wollte es, aber das Wetter wird schlecht”, antworte ich ein wenig “melancholisch”. “Aber es scheint doch die Sonne”, meinte er. “Heute. Aber in den nächsten Tagen sollte es regnen”, sagt er lakonisch. Es ist sinnlos, ihm zu erklären, dass ich nach Österreich und über den Großglockner fahren wollte. Wenn es regnet und es im Tal kalt ist, riskiert man jedoch, dass es in den Bergen schneit und der Pass geschlossen wird. Lieber kein Risiko einzugehen, auch weil Ende August das Wetter zwangsläufig die Wahl der Route bestimmt. Na und? Amsterdam, ich komme!

Nur in einigen ICE darf man das Fahrrad mitnehmen und so muss ich mit einem Intercity fahren, der eine längere Strecke zurücklegt. Eine endlose Reise, besser eine einlegen und dann halte ich heute in Arnheim, nur ein paar Kilometer weit  von den deutschen Grenzen entfernt. 

Ich steige ein, ohne zu wissen, was in den nächsten Stunden passieren wird. Am Freitagnachmittag ist der Zug voll und ich lande mitten in einer Gruppe österreichischer Radfahrer, die bereits die Bierdosen geleert haben! Sie sprechen einen sehr starken Dialekt und ich verstehe nicht viel, aber ich merke, dass sie nach Köln fahren und dann mit dem Rad nach Salzburg zurückkehren wollen. Nicht schlecht! 

Bei Stuttgart geht die Klimaanlage aus und der Zug kumuliert Verspätung, weil zwei Wagen evakuiert werden müssen. Kurz vor Koblenz zeigt das Rheintal seine ganze Schönheit. Ein Wunder: Vor einiger Zeit beschlossen Natur und Mensch, gemeinsam ein Bild zu malen. Die spektakulären Gleithänge des Flusses und die Hügel, die ihn umgeben, werden von den Weinbergen und den Festungen verschönert. Ich bin fast sprachlos und eine einzigartige Landschaft hilft mir, das Verpassen des Anschlusszuges in Düsseldorf abzumildern. Nach einer schnellen Suche im Internet ist es mir klar, dass ich nach 23 Uhr in Arnheim sein werde.

Fast zehn Stunden Zugfahrt, aber die letzten beiden werde ich nicht so leicht vergessen. Ich weiß nicht genau, wo, vielleicht in Duisburg, ein seltsamer Typ steigt ein. Es gibt viele freien Plätze, aber er sitzt sich mir gegenüber. Er scheint Probleme mit dem Gleichgewicht zu haben, und doch leert er, nachdem er eine kleine Flasche Rum getrunken hat, eine halbe Flasche Whiskey! Alles in weniger als einer Stunde. Ich kann mich nicht woanders hinsetzen, weil ich in der Nähe des Fahrrads bleiben muss, aber eine halbe Stunde vor meiner Ankunft wird ein Platz frei. Endlich kann ich mich aus den alkoholischen Dämpfen meines Gegenübers befreien.

Jetzt sitze ich neben einem sechzigjährigen Engländer. Er erzählt mir, dass er auch nach Arnheim fährt, aber dort konnte keine Schlafmöglichkeit finden und er muss man noch etwa dreißig Kilometer mit dem Rad weiterfahren. Um 23 Uhr! In der Tat, wenn wir aussteigen, kontrolliert er schnelle das Licht. „Good Luke” sagt er mir, aber ich habe keine Zeit, ihm was zu antworten, dass er schon weg ist!

Ich hingegen bin kaputt. Es ist Freitagabend, viele Leute sind unterwegs und die Stadt scheint sehr interessant zu sein. Mein Hotel liegt jedoch direkt vor dem Bahnhof und das Bett ist für mich die einzige echte Option………

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