Tienen – Aquisgrana

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Le previsioni confermano un peggioramento per domani e, con queste temperature, non è il caso di stare per ore esposti alle intemperie. Mi alzo presto e alle otto in punto sono sui pedali. Oggi ho i guanti e, per le prime due ore, sono indispensabili.

Passata la zona industriale devo fare un breve tratto sulla statale ed adesso mi è chiaro come mai in Belgio il passaggio delle macchine sia così rumoroso e fastidioso: il manto stradale non è fatto, nella maggior parte dei casi, di asfalto bensì di cemento. Lo avevo notato una volta passato il confine con l’Olanda ma allora non avevo collegato le due cose. Ieri sera ho studiato il percorso e ridisegnato il tracciato a tavolino, proprio per evitare le strade trafficate. Niente ciclabile lungo la statale e mi ritrovo a percorrere un mix di paesini e diversi tratti in aperta campagna.

A Sint-Truiden mi sembra di essere in Trentino: alberi di mele a non finire. Davanti ai filari sono già pronte le casse di legno ed evidentemente è tempo di raccolta. Ci sono delle belle ville di campagna che mi fanno in qualche modo tornare in mente l’Olanda.

Arrivato ad Oreye torno brevemente sulla statale. Ci sono diversi mezzi pesanti e quindi le immancabili trattorie ma, e quasi non posso credere ai miei occhi, anche le prostitute in vetrina come ad Amsterdam! Quando passo, una mi fa un cenno con la mano: non sono neanche le dieci del mattino.

Il paesaggio è sempre ondulato e molto verde: un quadro bucolico che perde i suoi colori sgargianti arrivando a Liegi. Poco prima di entrare nel centro storico devo affrontare una sorta di picchiata sul pavé. Sarà il cielo grigio, la cattedrale in fase di restauro o, forse, semplicemente il fatto che ho già potuto ammirare tante perle, ma Liegi è la meno attraente delle città viste finora. Paradossalmente la periferia ad est, alternativa e multietnica, è più interessante del centro.

Dopo qualche chilometro ecco il primo di una serie di muri in programma per oggi: sono meno di mille metri ma con pendenze assassine. Dalle parti di Hermee è la volta del primo di diversi fuori pista odierni. Non c’è un sentiero e ho la fortissima impressione di essere finito in un vicolo cieco che mi porta dritto verso l’autostrada. Quando vedo una stradina che mi permette di scendere verso la statale mi sembra un’apparizione!

Continuando a zigzagare in mezzo alle colline, assisto ad una scena che mi fa rivalutare l’intelligenza delle mucche. Una pezzata nera cerca di tirare con i denti il ramo del pero per far cadere qualche frutto. Non funziona ma proprio danti a me sulla strada c’è una pera. Gliela butto ed in meno di un secondo la trangugia.

Segue un tratto lungo il fiume Maas sul quale provo ad affiancare una chiatta solo per la curiosità di sapere quale sia la velocità: per la cronaca, sono circa 17 km orari. Arrivato ad un bivio, opto per la variante più lunga verso Maastricht. Si percorre una sorta di piccolo canyon ma prima di Canne torno a salire e posso ammirare prima una piccola grotta e poi il castello che domina la città olandese. Vagando per le colline mi sono perso il passaggio del confine.

Quando arrivo nel luogo dove nel 1992 fu firmato il trattato che ha rinnovato l’Unione europea, noto subito la ricchezza, la cura, i canali ed i fiori che mi avevano tanto colpito all’inizio del mio viaggio. Certo i Paesi Bassi sono più ricchi del Belgio e l’occhio conferma i dati delle statistiche ma non può essere solo una questione di soldi ed evidentemente gli olandesi sono più attenti ai particolari ed hanno un feeling speciale con la bellezza floreale.

Maastricht, la città circondata dalle vecchie mura, mi sorprende perché pensavo fosse più piccola. Il centro storico sembra non finire mai ma non ho il tempo per vederlo tutto. In ogni caso è davvero bello, compreso il lungo fiume nei pressi del vecchio ponte di pietra.

Procedendo verso Aquisgrana ed entrando in una sorta di enclave fra il Belgio e la Germania, i paesi cominciano ad essere meno bassi! Come se non bastasse, il navigatore mi manda su tratti da traking senza un vero e proprio sentiero e perennemente interrotti da piccoli tornelli per evitare il passaggio dei Mountain Biker. Per completare l’opera, i camminatori hanno deciso di piazzare rami o fusti d’albero lungo il percorso per dissuadere anche i ciclisti più testardi. Tornerei volentieri indietro ma non so dove sono e senza GPS mi sarei smarrito, anche perché, non conoscendo la zona, si sta un attimo a perdere l’orientamento.

Lungo il fiume Gulp c’è un bel tratto asfaltato. Poi inizia una lunga salita al termine della quale il navigatore mi rimanda in mezzo alla foresta. Ogni tanto devo spingere la bici e, ai bordi dei sentieri, ci sono delle piante d’ortica ma il metabolismo è a mille e dopo soli cinque minuti non sento alcun prurito. Il ritrovare la strada è una liberazione e, dopo un piccolo sforzo, arrivo finalmente al punto dove i tre confini si incontrano: in tedesco si chiama Dreiländereck. Un podista mi fa una foto e mi conferma che ora aspetta una discesa di circa 6 km verso Aquisgrana.

Ad Amsterdam avevo iniziato un viaggio che voleva collegare idealisticamente alcuni fra i simboli dell’Unione europea. Non poteva non vedere il traguardo davanti al duomo dove sono conservate le spoglie di Carlo Magno, quello che, da molti, viene definito come uno dei padri, ante litteram, dell’Europa.

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